Il vero senso di Cult, tra Cultone e Lato B

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Straziami ma di baci saziami

Ovvero: come ti “Cultizzo” il cinema popolare

La parola “Cult” racchiude in sé un significato molto stretto o molto largo a seconda del contesto e dell’utilizzo che se ne fa.  Stretto perchè di solito viene associato a prodotti artistici, di nicchia, o magari modaioli (“il Cult del momento”): un solco tra la “gente” e gli autori/spettatori più sofisticati. Largo perché il termine ha in realtà tante sfumature, e può quindi essere affibbiato a tanti prodotti diversi e, apparentemente, distanti tra loro.

A queste due declinazioni del nome Cult, corrispondono due modi diversi di fare e concepire la televisione e la comunicazione. Al  primo, appartiene il tipo “snob”, settario, esclusivo, che rifiuta in toto i prodotti apparentemente popolari (o al contrario li abbraccia tutti con paternalistica benevolenza, per sentirsi “vicini alla gggente” , questo sì un vero triplo salto mortale snobistico!), preoccupandosi solo di parlare a determinate fasce di spettatori: un essere Cult più nell’atteggiamento che nella sostanza.  Al secondo, invece, appartiene il tipo, che in maniera più articolata, disinvolta e, diciamolo, coraggiosa, ha la stoffa per essere “inclusivo”, sforzandosi di comunicare prodotti e concetti meno facili ad un pubblico più largo, e non solo a pochi “eletti”, e trovando al contempo la giusta chiave di lettura per pescare bene tra quei prodotti “di genere” o “di massa”, per farli diventare, appunto, dei “Cult”.

Cult è un canale “del secondo tipo”, per “incontri televisivi del terzo tipo” (e anche del quarto tipo, all’occorrenza…): ha questa capacità di sintesi tra programmi e film diversi, sa continuamente riadattarsi e mettersi in discussione, sa osare, mischiando provocatoriamente “il diavolo con l’aquasanta”.

Essere Cult, per noi, significa rimanere “cool” nelle idee e nei modi, ma caldi nell’animo che ci ispira e nella sensibilità con cui parliamo al pubblico. Due esempi eclatanti li potete vedere in onda proprio in questo periodo sul canale.
Il “Cultone Italiano” e il più recente “Lato B” di Cult.

Dallo scorso Novembre, abbiamo deciso infatti di sistematizzare e ufficializzare il nostro lato più popolare, caldo e “diretto”, con l’ormai celebre “Cultone Italiano”, macro-ciclo settimanale, che ogni Venerdì e in replica nel weekend, presenta un’ampia e ben selezionata offerta di film italiani d’autore, ma popolari per fama, attori e linguaggio, con la loro invidiabile capacità di raccontare l’Italia degli anni ‘60 e ’70.
Un’Italia così ben fotografata, nei suoi stereotipi antropologici e sociali, da far risultare questi film ancora, terribilmente, attuali. E’ in fondo il miglior cinema popolare italiano dai tempi del neorealismo. Nanny Loy, Dino Risi, Mario Monicelli, Luigi Comencini, Ettore Scola, Gigi Magni, Steno. E Ugo Tognazzi, Gigi Proietti, Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Paolo Villaggio.
Personaggi che acquistarono maturità artistica e fama proprio in quel periodo così vivo, controverso, e fecondo di idee.

D’altra parte, è proprio nei luoghi e tempi più sofferti, contraddittori e decadenti che si è sempre espressa al meglio la creatività dell’uomo. Come diceva Orson Welles nel classico Il Terzo Uomo, L’Italia ha vissuto invasioni, pestilenze, divisioni, guerre civili e oscurantismo, ma da lì sono usciti fuori Leonardo, Michelangelo e il Rinascimento. La Svizzera ha vissuto per secoli in pace, benessere e armonia. E cosa ha prodotto? L’Orologio a Cucù!”.

Nel Cultone c’è di tutto: l’Italiano medio alle prese col suo incorreggibile ma in fondo imbranato maschilismo e con la frustrazione della liberazione sessuale, e gli Italiani che ci fanno sempre riconoscere all’estero, gli affaristi senza scrupoli che aggirano la morale e raggirano gli onesti, i giudici duri e puri che invano combattono il Malcostume del Belpaese, gli Italioti cialtroni, simpatici e inaffidabili, l’eterno dissidio tra superstizione e religione, l’insofferenza all’autorità, l’ipocrisia della politica, il normale cittadino schiacciato dalla burocrazia, e tutto ciò che ha fatto la fortuna e la sfortuna del nostro cinema e della nostra reputazione nazionale.
Un cinema che continua a farci pensare facendoci ridere, irriverente e sempre attuale, perché in fondo, l’Italia di allora, ne ricorda tanto un’altra….

E poi è arrivato il Lato B…. Come si dice, c’è chi, mettendoci la faccia, rischia di perderla, noi, forti del successo del Cultone, abbiamo pensato di spingerci oltre, mettendoci il….
E abbiamo così deciso di dedicare il Lunedì a tutti quei film di genere che hanno spopolato negli anni ’70 e ’80, al punto da trasformare i loro protagonisti in vere e proprie icone di massa.
Può sembrare una grossa svolta per il canale: in realtà ci siamo solo “voltati” per mostrarvi tutto quello che avremmo voluto ma che non avevamo mai osato fare.
Perché in fondo, questi film, sono diventati a loro volta dei classici, e nella storia del cinema hanno aperto dei filoni, segnato un’epoca, o anche solo rappresentato una salutare valvola di sfogo per i nostri istinti più “animaleschi”.

Chi non ha mai fatto il tifo per la giustizia a suon di botte e pallottole di un Maurizio Merli e dei suoi  ruvidi e un po’ grevi polizieschi all’Italiana (i cosiddetti “polizziotteschi”), peraltro esaltati dallo stesso Tarantino? Chi non si è divertito a seguire le gesta surreali e quasi slapstick della coppia Bud Spencer e Terence Hill? Come negare l’influenza di Bruce Lee su tutti i film cinesi di arti marziali e avventura degli ultimi 30 anni? O la geniale commistione di commedia e action del suo più grande erede, Jackie Chan? Chi, infine, non si è mai lasciato andare alle risate basse e grasse con i film di Lino Banfi e del Diego Abatantuono prima maniera?

Ecco, prendeteli così come sono, o guardateli con occhi cinefili, ma anche senza pretese e aspettative, il nostro Lato B rappresenta quell’appuntamento settimanale pieno di chicche da appassionati, di sorprese e di stra-cult di massa, da godervi all’insegna del relax, del divertimento e delle emozioni più “immediate”. E’ quella nota in più, diversa, colorata, che crediamo non  stonerà sul canale.
Non rinunciando alla nostra identità, ma fedeli alla nostra natura multiforme, onnivora, aperta, vi diamo un’altra opportunità per mettere in discussione le vostre aspettative verso tutto quello che non pensavate avreste mai visto o trovato su Cult.

Luca Piccirilli


I VOSTRI COMMENTI
Ci sono 2 Commenti
  1. 1
    pubblicato da: Antonio [Prov. Milano], il 21 febbraio 2010 alle 01:31

    Con il Cultone e Lato B, CULT è diventato uno dei migliori canali che la piattaforma SKY ha da offrire!!!
    Complimenti!!! Continuate così!!!

  2. 2
    pubblicato da: Roberto, il 1 marzo 2010 alle 21:51

    Grazie !!!!!!!!!!! stasera dopo 33 e dico 33 anni, sto vedendo “Torino Violenta” del mitico Ausino. Continuate così !

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