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	<title>CULT - Sky Canale 319</title>
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	<description>CULT - Sky Canale 319, cinema, documentari e cortometraggi di qualità</description>
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		<title>BUD SPENCER E TERENCE HILL  –  40 ANNI DI RISATE E SUCCESSI</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 07:00:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In attesa di vederli  su Cult, un approfondimento sul fenomeno Bud Spencer e Terence Hill]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In attesa di vederli  su Cult, un approfondimento sul fenomeno<strong> Bud Spencer e Terence Hill<span id="more-437"></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso il cinema ci insegna che una campagna pubblicitaria bombardante (e talvolta assordante) non sempre conduce a un ottimo successo di pubblico, mentre, in altri casi, piccoli film proiettati in sordina hanno riscosso un clamoroso incasso al botteghino. Così è stato anche per tante avventure della coppia <strong>Bud Spencer</strong> e <strong>Terence Hill</strong>, a partire soprattutto dai due <strong><em>Trinità</em></strong>. Ma ancora prima dello strepitoso riscontro del dittico firmato <strong>E.B. Clucher</strong>, il primo lungometraggio in cui i due fecero coppia, <strong><em>Dio perdona…io no!</em></strong> (1967), ottenne riconoscimenti importanti, piazzandosi davanti a concorrenti come <em>I giorni dell’ira </em>di Tonino Valerii e <em>Bella di giorno </em>del maestro Luis Buñuel, con un introito che superò i due miliardi delle vecchie lire. Un traguardo figlio dei profondi cambiamenti degli anni ’60, che segnarono per il cinema nostrano un autentico momento d’oro: da una parte, infatti, l’industria americana era in crisi profonda, dall’altra in Italia ogni anno si sfornavano circa 300 film, molti dei quali esportati con eccellenti risultati, che spinsero così molti registi italiani a sperimentare nuovi generi fino ad allora non proprio tipici della nostra produzione, come l’horror e il western.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1957 Riccardo Fedra “sfidò” per primo la tradizione girando <em>I vampiri</em>, un horror-melodrammatico che però, proprio a causa della inesistente presenza di una cultura di genere, non ottenne i favori della massa. Qualche anno dopo ci riprovò Mario Bava con <em>La maschera del demonio </em>(1960), ma soltanto con la nascita dei cosiddetti “<span style="text-decoration: underline;">spaghetti-western</span>” il Paese conoscerà un vero e proprio fenomeno di costume. Nel 1964 uscì nelle sale <em>Per un pugno di dollari</em>, il primo western firmato da Sergio Leone. Girato a bassissimo costo (costumi e pistole provenivano da un altro set) e americanizzando tutti i membri della troupe, dal regista agli attori fino al compositore delle musiche (vennero scelti nomi d’arte che facevano molto “stelle e strisce”), il film raccolse subito i favori del pubblico. Leone rilesse i vecchi western, ne modificò la struttura adattandola alla cultura europea e abbatté ogni legame spazio-temporale che potesse vincolare in qualche modo la <em>fabula</em>. I suoi western, violenti, cinici, visivamente magnifici, proposero, a differenza dei classici americani, la figura protagonista di un anti-eroe solitario, senza nome, avido di denaro, unica ragione di vita, pronto a eliminare chiunque costituisse un ostacolo lungo il suo cammino. Egli, inoltre, seppe trasportare tra i nostri monti l’atmosfera afosa e soffocante, gli spazi infiniti, e tutti quegli elementi paesaggistici tipici del cinema d’oltre-oceano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per <strong><em>Dio perdona…io no!</em></strong><em> </em><strong>Giuseppe Colizzi</strong> partì proprio dall’esperienza di Leone, cercando una prosecuzione e più che altro un rilancio del filone, ormai, almeno in apparenza, al capolinea. La sua fu una rilettura parziale, perché la struttura rimaneva la stessa (personaggi dagli sguardi torvi, sadismo latente e duelli all’ultimo sangue), arricchita però con una sorta di humour, talvolta nero e, comunque, sempre presente tra le righe, allo scopo di alleggerire le storie a volte troppo drammatiche e cruente. Con la sua ideale trilogia, composta da <strong><em>Dio perdona…io no!</em></strong>, <strong><em>I quattro dell’Ave Maria</em></strong><em> </em>(1968)<em> </em>e <strong><em>La Collina</em></strong><strong><em> degli stivali </em></strong>(1969), il regista-scrittore modificò quindi la ricetta, anche grazie ai personaggi indolenti e lamentosi interpretati da Bud Spencer (subito in forte contrapposizione con la rigida severità del Terence Hill pistolero).</p>
<p style="text-align: justify;">Fu però con i due <strong><em>Trinità</em></strong><em> </em>di E.B. Clucher (al secolo Enzo Barboni) che gli spaghetti-western cambiarono in maniera netta il loro aspetto, trasformandosi nei più simpatici “<span style="text-decoration: underline;">fagioli-western</span>” e ottenendo quel rilancio che gli permise di superare, nelle classifiche degli incassi, grandi film come il <em>Decameron </em>di Pier Paolo Pasolini e, soprattutto, <em>Il Padrino </em>di Francis Ford Coppola. Ma cosa si nasconde dietro l’inaspettato successo di pubblico dei fagioli-western e della coppia Bud Spencer e Terence Hill?</p>
<p style="text-align: justify;">In tanti hanno provato a rispondere. Alcuni hanno attribuito la ragione alla caratteristica di “serie costruita attorno a un personaggio e inserita in una serie più ampia come il western”, senza tener conto, però, del calo degli incassi dei film western di quegli anni e del minor successo di altre serie del periodo (vedi <em>Fantozzi </em>o <em>Brancaleone</em>); altri hanno individuato la ragione del successo nella mancanza di concorrenza, ma in realtà, contemporaneamente ai due <em>Trinità</em>, erano in programmazione grandi film come <em>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto</em>, <em>Il Padrino</em>, <em>Giù la testa</em> o <em>Il gatto a nove code</em>. E allora perché, nonostante una promozione ridotta all’osso, condotta più che altro con la semplice affissione di locandine sui muri cittadini, i film della coppia Spencer/ Hill hanno riscosso e continuano a riscuotere così tanto successo?</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto perché il tipo di comicità, semplice e di impatto immediato, costante, talvolta anche ripetitiva, fondata sul contrasto fisico, di tutte le loro avventure, si associa a soggetti e a fondali sempre diversi: le storie, ognuna differente dall’altra, migrano dal selvaggio west (<strong><em>Lo chiamavano Trinità…</em></strong>, <strong><em>…Continuavano a chiamarlo Trinità</em></strong>, <strong><em>Botte di Natale</em></strong>) alle giungle del Sud America e dell’Africa (<strong><em>…Più forte ragazzi!</em></strong>, <strong><em>Porgi l’altra guancia</em></strong>, <strong><em>Io sto con gli ippopotami</em></strong>), dal mare (<strong><em>Pari e Dispari</em></strong>, <strong><em>Chi trova un amico trova un tesoro</em></strong>) alla metropoli (<strong><em>…Altrimenti ci arrabbiamo!</em></strong>, <strong><em>Nati con la camicia</em></strong>, <strong><em>I due superpiedi quasi piatti</em></strong>, <strong><em>Non c’è due senza quattro</em></strong>), conservando la compattezza del duo e la loro continua contrapposizione. Da non sottovalutare è, inoltre, la professionalità degli addetti ai lavori, perché dietro ai film della coppia Spencer-Hill si “nascondono” professionisti con alle spalle diversi anni di esperienza cinematografica a 360° (<strong>Giuseppe Colizzi</strong>, <strong>Enzo Barboni</strong>, cascatori provetti e maestri d’armi del calibro di Sal Borgese e Riccardo Pizzuti); ma forse il motivo più calzante è legato all’espressione di un umorismo apolide, quindi apprezzabile ovunque, e assolutamente slegato dal momento. Una comicità che incarna in definitiva gli elementi tipici di due grandi del passato come <strong>Buster Keaton</strong> e <strong>Charlie Chaplin</strong>. Non è poi tanto peregrina, infatti, l’idea che l’impassibilità di Bud Spencer richiami quella del primo, il celebre “<em>Faccia di pietra</em>”, e che la condotta, le movenze, le espressioni di Hill siano vicine a quelle di Charlot. Il tutto preso con le dovute proporzioni e con il giusto rispetto.  Collocati così agli estremi del continuum <em>impassibilità-partecipazione, </em>Hill e Spencer hanno saputo dar vita a differenti maschere di apparente incompatibilità ma di estrema efficacia in ogni luogo, genere, avventura. Una ricetta che spiega ulteriormente il loro successo anche in TV.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, è opportuno dare un’occhiata al contesto storico in cui il fenomeno esplose, l’inizio degli anni ’70, uno dei periodi meno stabili sotto il profilo politico ed economico dell’Italia, minata dagli spettri del terrorismo, dalla svalutazione della lira, dall’aumento del prezzo del petrolio e dall’austerity. Questo tipo di film, insieme al “poliziottesco”, all’horror e alla commedia sexy, rappresentò lo scacciapensieri per eccellenza, un elemento ludico e di passatempo molto forte, una sorta di ancora di salvataggio, seppur alquanto spicciola, per tutte le classi sociali dell’epoca. Un cinema familiare che non esiste più, spesso mutuato dai miti avventurosi dei fumetti degli anni Trenta. L’arrivo di <strong>Bud Spencer</strong> e <strong>Terence Hill</strong> con le loro parodie western riuscì a risollevare le sorti di un genere ormai arrivato alla fine e saturo di morti e violenza non più accettabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ulteriori approfondimenti si consiglia la lettura del libro “…<strong>Altrimenti ci arrabbiamo! Il Cinema di Bud Spencer e Terence Hill</strong>” di Marcello Gagliani Caputo, Edizioni Un Mondo a Parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Marcello Gagliani Caputo</p>
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		<title>Speciale Oscar 2010 &#8211; I vincitori</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 12:25:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Trionfo al femminile per l&#8217;82° edizione degli Academy Awards, tenutisi ieri a Los Angeles
Quanti di voi pensavano che James Cameron avrebbe fatto la doppietta, ovvero si sarebbe portato a casa un numero considerevole di statuette come accadde nel 1998&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Trionfo al femminile per l&#8217;82° edizione degli Academy Awards, tenutisi ieri a Los Angeles<span id="more-567"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Quanti di voi pensavano che <strong>James Cameron</strong> avrebbe fatto la doppietta, ovvero si sarebbe portato a casa un numero considerevole di statuette come accadde nel 1998 per <strong>Titanic</strong>, dove se ne &#8216;intascò&#8217; ben 11 e addirittura proclamò davanti a tutto il suo pubblico &#8220;<em>Sono il Re del mondo</em>&#8220;?</p>
<p style="text-align: justify;">Beh, ieri sera al Kodak Theatre di Los Angeles non è andata così! Udite, udite! Una donna ha vinto per la prima volta nella storia degli Oscar il prestigioso Premio per la Miglior Regia, oltre a quello per il Miglior Film: stiamo parlando di <strong>Katherine Bigelow</strong>, statuaria regista californiana il cui nome molti associeranno fondamentalmente a due pellicole targate anni Novanta: <strong>Point Break</strong> e <strong>Strange Days</strong>. Insomma, una donna che sa come &#8216;maneggiare&#8217; una macchina da presa (singolare il fatto che Cameron e Bigelow in passato siano stati persino sposati!), come ha dimostrato perfettamente anche in questo <a title="Sito ufficiale del film" href="http://www.videa-cde.it/thehurtlocker/" target="_blank">The Hurt Locker</a> (foto), film di guerra ambientato in Iraq dove il protagonista non è un attore famosissimo (ma bravo, <strong>Jeremy Renner</strong>) e al contrario appaiono velocemente &#8211; e scompaiono &#8211; nel corso della storia attori di fama quali Guy Pierce, Ralph Fiennes e la Evangeline Lilly di <strong>LOST</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Meno clamorosi e inattesi i premi dati per la Recitazione: abbastanza scontato, dopo la vittoria ai Golden Globe, quello a una emozionatissima <strong>Sandra Bullock</strong> per il film drammatico-sportivo<em> The Blinde Side</em> e quello a <strong>Jeff Bridges</strong> (finalmente! dopo ben 5 nominations!) per la sua performance di un cantante country alcolizzato in <strong>Crazy Heart</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il blockbuster campione d&#8217;incassi <strong>AVATAR</strong> si è dovuto &#8220;accontentare&#8221; di tre premi di natura tecnica: Miglior Fotografia (a <strong>Mauro Fiore</strong>, un italiano di origini calabresi!), Miglior Scenografia e Migliori Effetti Speciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna particolare sorpresa neanche in ambito animazione: ha vinto <strong>UP!</strong>, ennesimo capolavoro della Pixar&#8230; e per chi ha avuto il piacere di vederlo (nelle sale italiane era uscito a Ottobre) non c&#8217;è altro da dire!</p>
<p style="text-align: justify;">Per conoscere tutti i vincitori e spettegolare sui vestiti sfoggiati sul Red Carpet: <a title="Sito ufficiale degli Oscar" href="http://www.oscars.org/awards/academyawards/index.html" target="_blank">http://www.oscars.org</a></p>
<p style="text-align: justify;">Appuntamento all&#8217;anno prossimo, con una nuova edizione. E visto che oggi, guarda caso, è anche la Festa della Donna vi lascio con questa esclamazione, forse compiaciuta ma &#8220;in tema&#8221;: L&#8217;OSCAR E&#8217; FINALMENTE DONNA!</p>
<p style="text-align: justify;">Cristina Vitagliano.</p>
<p style="text-align: justify;">E voi? Chi erano i vostri vincitori? Chi meritava/non meritava l&#8217;ambita statuetta? fatecelo sapere!</p>
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		<title>IL CHIRURGO INGLESE</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 07:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CHIRURGO INGLESE]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Kyiv, Ucraina. S’intravedono alcuni strani oggetti metallici tra le mani di un uomo. <span id="more-571"></span>Uno dei due inizia a parlare con accento British. “Queste le ho prelevate… ehm… Sono un regalo per te. Pensa, noi a Londra ne utilizziamo ben dieci al giorno!”</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro, dall’accento ucraino, risponde con poche esaurienti parole. “Grazie… Noi qui a Kyiv ne usiamo una per dieci anni…”</p>
<p style="text-align: justify;">Non è in corso un complotto alle spalle dei rispettivi sistemi sanitari nazionali. I due uomini, entrambi chirurghi esperti, stanno parlando di semplicissime “frese”. Le frese di cui parlano sono oggetti indispensabili se si vuole perforare la calotta cranica di un paziente ed estirpare, senza alcuna pietà, quello che, a detta di molti, è il più brutto dei mali…</p>
<p style="text-align: justify;">Il chirurgo inglese <strong>Henry Marsh</strong>, uno dei maggiori neurochirurghi londinesi, si reca da ormai oltre quindici anni a Kyiv per operare, e salvare, decine di persone dichiarate inguaribili. Gratis. Chiariamo subito che Henry non fa miracoli. Almeno così dovrebbe essere… La definizione più corretta per questi pazienti è “non operabili”. Il motivo è ben evidente quando si osservano le misere e obsolete strutture in cui i medici ucraini sono costretti a operare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il chirurgo ucraino <strong>Igor Kurilets</strong> è da sempre l’assistente del Dr Marsh. Igor è anche il traduttore simultaneo durante gli interventi chirurgici e senza il suo prezioso trapano di casa non sarebbe possibile alcuna operazione… (non citiamo marca e modello del trapano per evidenti motivi pubblicitari ma vedete il doc e resterete a bocca aperta…)</p>
<p style="text-align: justify;">Il doc, dunque, narra la storia di due chirurghi, due amici, che operano fianco a fianco in condizioni davvero difficili, quando non impossibili… Nessuno dei due lo fa per una Ferrari. Nessuno dei due ha aperto un conto corrente alle isole Cayman. Tutto ciò può sembrare anacronistico ma, udite udite, entrambi lo fanno semplicemente per un ideale…</p>
<p style="text-align: justify;">Cito una delle frasi chiave del protagonista. Prima, però, provate a immaginare il luogo più remoto del territorio ucraino fatto di betulle, villaggi in apparente rovina e neve dappertutto persino sulla testa delle omni presenti oche selvatiche… Un uomo cammina con passo traballante ma allo stesso tempo deciso&#8230; Quest’uomo guarda negli occhi le persone che incontra. Dice a se stesso e chiede all’universo: “Cosa siamo noi se non aiutiamo gli altri… (una pausa lunga)… Niente… (una pausa  più lunga e con tono ancora più convinto )  Niente…”</p>
<p style="text-align: justify;">Fare del proprio ideale la propria professione non è cosa semplice. Farlo in modo semplice e altruistico è ultraterreno.</p>
<p style="text-align: justify;">Persone così sono rare, ma esistono…</p>
<p style="text-align: justify;">Raffaele Quagliarella</p>
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		<title>CASA HOWARD  &#8211; RITRATTO DI UN’INGHILTERRA</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CASA HOWARD  - RITRATTO DI UN’INGHILTERRA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Vorrei che la signora Margaret Schlegel avesse casa Howard….”. <span id="more-563"></span>Queste parole scritte con l’aiuto di un’infermiera dalla signora Ruth Wilcox (<strong>Vanessa Redgrave</strong>) vengono lette postume da suo marito Henry (<strong>Anthony Hopkins</strong>), il biglietto poi immediatamente distrutto. Eppure Ruth Wilcox desiderò realmente che all’amica dei suoi ultimi giorni andasse quel cottage immerso nella campagna inglese a cui era così legata per nascita.</p>
<p style="text-align: justify;">La signora Wilcox era una donna bella e molto fragile, educata in quell’Inghilterra di fine ottocento che riservava alle donne della buona società il ruolo di moglie, lasciando ai mariti l’azione ed il pensiero. Strano connubio quindi, quello con la moderna Margaret (<strong>Emma Thompson</strong>), di padre tedesco e per questo “versata per la letteratura e per l’arte”, parte di quella nuova società all’epoca considerata piuttosto trasgressiva e che nella realtà vide nascere il <em>Bloomsbury</em>. Insieme a Margaret anche la sorella Helen (<strong>Helena B. Carter</strong>) quasi ossessionata dalle ingiustizie sociali di cui è testimone e considerata esagerata nel suo atteggiamento fortemente ribelle nei confronti del cinismo della decenza inglese. <strong>CASA HOWARD</strong> (regia di <strong>James Ivory</strong>), tratto dal romanzo di <strong>E. M. Forster</strong>, è una lettura nitida della società inglese dell’inizio del ventesimo secolo, con la sua alta borghesia arricchita dalle innumerevoli possibilità di commercio e di industria che il Regno offriva, i matrimoni di convenienza ed i rapporti scandalosi che ricadevano come punizioni sulle donne e che le donne, se non volevano perdere tutto, perdonavano ai loro compagni. Un’Inghilterra borghese che si ostinava a guardare con distacco l’altra Inghilterra, quella del sottomondo, in cui si agitavano donne di malaffare senza alcuna speranza di riscatto ed aspiranti impiegati.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ritratto complesso quindi, che Ivory racconta con la sua eleganza visuale di sempre ed affidando la recitazione ad un grande cast. Tre gli <em>Oscar</em> che il film vinse: <em>miglior attrice protagonista</em> (Emma Thompson), <em>migliore sceneggiatura non originale</em> (<strong>Ruth Prawer Jhabvala</strong>), <em>miglior scenografia</em> (<strong>Luciana Arrighi</strong> e <strong>Ian Whittaker</strong>), senza considerare che era in gara anche per altri 6 premi, tra cui quello per miglior attrice non protagonista (Vanessa Redgrave), miglior film e miglior regia. Un altro grande successo quindi per Ivory, dopo “Camera con vista” e “Maurice”, che già tanto consenso avevano ottenuto, e che proseguì anche l’anno successivo con “Quel che resta del giorno” che riconferma la coppia Thompson/Hopkins ma questa volta come protagonisti esclusivi.</p>
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		<title>MOULIN ROUGE: UNO SPETTACOLO SPETTACOLARE</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 07:00:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[MOULIN ROUGE: UNO SPETTACOLO SPETTACOLARE ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“…<em>un giorno come gli altri, sono andato alla mia macchina per scrivere, mi sono seduto e ho scritto la nostra storia, una storia che parla di un tempo, di un luogo, di persone, ma soprattutto, una storia che parla d’amore</em>”. <span id="more-499"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Con queste parole Christian (<strong>Ewan Mc Gregor</strong>) risponde alla domanda “di che parla questo film?”. <strong>Moulin Rouge</strong> è ambientato nell’estate del 1889 a Parigi e, più precisamente, in quella Montmartre che tanta fama deve al suo luogo più clandestino: il Moulin Rouge, sala da ballo e regno di piaceri notturni. <strong>Buz Luhrmann</strong> ne fa un luogo a metà tra la ricostruzione storica e una elegantemente spregiudicata fantasia. Tra le molte giovani e belle creature di malaffare, dall’alto fa scendere la sua stella: Satin (<strong>Nicole Kidman</strong>), il diamante splendente, di cui Christian si innamorerà perdutamente. Sarà un amore segnato sin dall’inizio, quello tra i due, dall’inevitabile fato che incombe inclemente come in ogni favola che si rispetti. Satin non potrà vivere a lungo, ma per quel poco e nonostante le avversità, godrà appieno di un sentimento vero ed intenso che ella stessa pensava di non meritare: “<em>sono una cortigiana, non posso innamorarmi di nessuno</em>”, dice a Christian che le chiede spiegazioni, ma questi non si arrende e la travolge nella storia delle storie.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’impresa non semplice per <strong>Buz Lurhmann</strong>, quella di raccontare nuovamente una storia d’amore eterno, un amore “che supera ogni ostacolo”. La compie tanto agevolmente che nel 2001 gli valse 6 nomination agli <em>Oscar</em> (<strong>attrice protagonista, fotografia, montaggio, trucco, sonoro e miglior film</strong>) e 2 vittorie (<strong>costumi e scenografia</strong>), il tutto in un’annata che vedeva come altri candidati pellicole del calibro del <em>Signore degli anelli</em>, <em>Black Hawk down</em> e <em>A Beautiful mind</em>. Intrecciando sapientemente medley di grandi successi ad una trama già nota all’immaginario collettivo ed allo stesso tempo mai prevedibile e puntando su un stile visivo sempre sorprendente, Lurhmann ci trasporta lungo un percorso che non esitiamo a definire “spettacolo, spettacolare!”</p>
<p style="text-align: justify;">Donatella De Panfilis</p>
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		<title>LOST IN TRANSLATION (L’AMORE TRADOTTO)</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 11:00:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LOST IN TRANSLATION (L’AMORE TRADOTTO)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bob non riesce a prendere sonno nel grande albergo di Tokyo. Si gira dall’altra parte, aggiusta prima un cuscino, poi l’altro. <span id="more-493"></span>Le grandi cifre digitali della sveglia segnano le 4 del mattino. Bob è rassegnato. Si alza dal letto, si infila una camicia, va al bar sempre aperto. Charlotte non riesce a prendere sonno nel grande albergo di Tokyo. E’ seduta accanto alla finestra da cui guarda la città illuminata dalle colorate ed incomprensibili insegne appese ai grattacieli. Prova a mettersi a letto, tenta inutilmente di svegliare il giovane marito. Charlotte è rassegnata. Si alza dal letto, si infila qualcosa addosso, va al bar sempre aperto. Bob e Charlotte sono seduti l’uno accanto all’altra al bancone del bar, non si conoscono ma si riconoscono. E’ così che nasce un rapporto tanto speciale da non avere bisogno di traduzione alcuna.</p>
<p><strong>Lost in Translation</strong> è il quarto film di <strong>Sofia Coppola</strong>, figlia d’arte, volto noto al grande pubblico per avere recitato ne il “<strong>Padrino</strong>” nel ruolo di <em>Mary Corleone</em>. Ma qui è la figura della Coppola regista che ci interessa. E’ appena uscita dall’esperienza de “<strong>Le Vergini Suicide</strong>” e tenta ora un’altra storia autografa destinata ad ottenere la nomination nel 2004 agli Oscar per <strong>miglior regia</strong>, <strong>miglior attore protagonista</strong> (<strong>Bill Murray</strong>), miglior film (insieme a Ross Katz) e a vincerlo per la <strong>migliore sceneggiatura originale</strong>. Un film girato in sequenza, come raramente accade, in una Tokyo caotica e quasi indifferente alla telecamera che si muove per le vie inseguendo una sempre bellissima <strong>Scarlett Johansson</strong>. Uno spaccato della Tokyo contemporanea con tutte le sue tradizioni e contraddizioni, dalla cerimonia di matrimonio in Kimono alla passione per i videogame, dalle improvvisate “feste karaoke” alla psichedelia dei locali hard. Insomma, una Tokyo insonne come scenografia perfetta in cui si muovono, anch’essi insonni, i due protagonisti, Bob e Charlotte, Murray e Johansson; una scenografia che abbandoneranno solo alla fine, sussurrandosi poche parole all’orecchio che però, allo spettatore, non è dato ascoltare.</p>
<p>Donatella De Panfilis</p>
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		<title>Un Weekend da Oscar</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 07:01:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ arrivato anche quest’anno il momento della serata più glamour e importante per l’industria del cinema. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ arrivato anche quest’anno il momento della serata più glamour e importante per l’industria del cinema. Quella che, con una solo girata di pollice in su o in giù, può sancire il successo e la fama di tanti attori, registi, film, e di tutti quelli che hanno contribuito, nell’ultimo anno, a realizzarli.<span id="more-401"></span></p>
<p style="text-align: justify;">E allora, Sabato 6 e Domenica 7 Marzo, aspettatela con noi, su Cult, per <span style="text-decoration: underline;"><strong>UN WEEKEND DA OSCAR</strong></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><object width='480' height='360'><param name='movie' value='http://fox.crosscast-system.com/swf/fox.swf' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='allowscriptaccess' value='always' /><param name='flashvars' value='config=http://fox.crosscast-system.com/swf/skin.ashx?v=4f30b1f9-7601-458c-b830-8328b9b123f9' /><embed type='application/x-shockwave-flash' width='480' height='360' src='http://fox.crosscast-system.com/swf/fox.swf' flashvars='config=http://fox.crosscast-system.com/swf/skin.ashx?v=4f30b1f9-7601-458c-b830-8328b9b123f9' allowscriptaccess='always' allowfullscreen='true' /></object></p>
<p style="text-align: justify;">Si parte con un gioiellino della fantascienza anni 60, <strong>VIAGGIO ALLUCINANTE</strong>, <em>Oscar</em> per i migliori effetti speciali, storia di una squadra di scienziati miniaturizzati e lanciati nel corpo di un uomo, e oggetto, negli anni ’80, del remake <em>SALTO NEL BUIO</em>, con <strong>Dennis Quaid</strong> e <strong>Meg Ryan</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi, in ordine sparso: Due sceneggiature vincenti, per due film in costume firmati <strong>James Ivory</strong>: il classico e sentimentale <strong>CAMERA CON VISTA</strong>, con <strong>Helena Bonham-Carter</strong>, e il drammatico <strong>CASA HOWARD</strong>, con <strong>Anthony Hopkins</strong> e un’<strong>Emma Thompson</strong> giustamente premiata con l’<em>Oscar</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E a proposito di Oscar al femminile, direttamente dai rivoluzionari anni ’70, ecco l’intenso <strong>JULIA</strong> con <strong>Jane Fonda</strong> e due premi oscar non-protagonisti, <strong>Jason Robards</strong> e <strong>Vanessa Redgrave</strong>, e <strong>NORMA RAE</strong>, con una <strong>Sally Field</strong> combattiva, memorabile e da <em>Oscar</em>, come miglior attrice protagonista.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è chi lo vince da giovane, e chi realizza il suo sogno solo a fine carriera, come l’indimenticabile <strong>Jessica Tandy</strong>, miglior attrice in quello splendido inno alla  vecchiaia che è <strong>A SPASSO CON DAISY</strong>, con <strong>Morgan Freeman</strong> e <strong>Dan Aykroyd</strong>, vincitore anche come miglior film e sceneggiatura.</p>
<p style="text-align: justify;">E visto che il cinema non è solo finzione, ecco due capolavori premio <em>Oscar</em> come miglior documentario: l’emozionante <strong>MAN ON WIRE</strong>, la magica impresa di un funambolo che nel 1974 riuscì a camminare, clandestinamente, tra le sommità delle torri gemelle, e l’irriverente <strong>BOWLING A COLUMBINE</strong>, sulla cultura della violenza negli Stati Uniti, del “cattivissimo” <strong>Michael Moore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se preferite invece storie più “esotiche”, vi proponiamo la splendida fotografia da Oscar di <strong>MISSION</strong>, dal regista di <em>URLA DEL SILENZIO</em>, col magnifico trio <strong>Jeremy Irons, Robert de Niro, Liam Neeson,</strong> missionari contro la loro stessa Chiesa, per difendere strenuamente una comunità di indios sudamericani; <strong>L&#8217;ULTIMO IMPERATORE</strong>, il kolossal capolavoro di <strong>Bertolucci</strong>, 9 oscar tra cui miglior film, regia, e la fotografia di <strong>Vittorio Storaro</strong>; “l’esotismo erotico” dello spiazzante <strong>LA MOGLIE DEL</strong><strong> SOLDATO</strong> di <strong>Neil Jordan</strong>, che inizia col sequestro del marine <strong>Forrest Withaker</strong> (<em>L’ULTIMO RE DI SCOZIA</em>) da parte dell’Ira, e si trasforma poi in un’ambigua storia d’amore tra il suo carceriere e una femmina “misteriosa”, per una sceneggiatura meritatamente premiata con la prestigiosa statuina.</p>
<p style="text-align: justify;">Un Cinema che celebriamo nella sua spettacolarità, con l’esplosivo <strong>MOULIN ROUGE!</strong>, sovraccarica fantasmagoria di immagini, trovate, musica, e costumi (da <em>Oscar</em>), palcoscenico per le performance memorabili di <strong>Nicole Kidman</strong> e <strong>Ewan McGregor</strong>. E nel suo lato più intimista, con <strong>LOST IN TRANSLATION</strong>, sceneggiatura premio <em>Oscar</em> di <strong>Sofia Coppola</strong>, che dirige il magnifico duetto costituito dal mostro sacro <strong>Bill Murray</strong>, e dall’allora sconosciuta <strong>Scarlet Johansonn</strong>, che questo film trasformerà in diva internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Internazionale come l’Oscar, perché Hollywood non dimentica i grandi film del resto del mondo. Noi li ricordiamo con 3 vincitori come miglior pellicola straniera.</p>
<p style="text-align: justify;">Il duro <strong>IL SUO NOME E&#8217; TSOTSI</strong>, potente affresco sud-africano, dal futuro regista di <em>RENDITION</em> e <em>WOLVERINE</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il classico e sempre attuale <strong>INDAGINE SU UN CITTADINO AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO</strong>, capolavoro di <strong>Elio Petri</strong> con un diabolico <strong>Gian Maria Volonté</strong>, ovvero: quando il cinema italiano ce lo invidiava tutto il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">E la struggente elegia tra la vita e la morte dello spagnolo <strong>MARE DENTRO</strong>, che ha consacrato <strong>Javier Bardem</strong> (futuro killer di <em>NON E’ UN PAESE PER VECCHI</em> dei fratelli Coen) e il regista <strong>Alejandro Amenabar</strong> (quello di <em>THE OTHERS</em> e <em>APRI GLI OCCHI</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Una due-giorni per celebrare il cinema e il suo premio più famoso, chiacchierato e imprevedibile, in attesa della magica cerimonia LosAngelina, che si terrà nella notte di domenica 7 Marzo, proprio alla fine del nostro <strong><span style="text-decoration: underline;">WEEKEND DA OSCAR</span></strong>, e dei suoi tanti film da vivere e rivivere con l’emozione della prima volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché per noi, gli Oscar, non sono solo “belle statuine”.</p>
<p style="text-align: justify;">Luca Piccirilli</p>
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		<title>Paul Auster su Man on Wire</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 11:16:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Paul Auster su Man on Wire]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width='480' height='360'><param name='movie' value='http://fox.crosscast-system.com/swf/fox.swf' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='allowscriptaccess' value='always' /><param name='flashvars' value='config=http://fox.crosscast-system.com/swf/skin.ashx?v=b836ce55-f34c-488b-b727-e01e1bf701dd' /><embed type='application/x-shockwave-flash' width='480' height='360' src='http://fox.crosscast-system.com/swf/fox.swf' flashvars='config=http://fox.crosscast-system.com/swf/skin.ashx?v=b836ce55-f34c-488b-b727-e01e1bf701dd' allowscriptaccess='always' allowfullscreen='true' /></object></p>
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		<title>MAN ON WIRE &#8211; Ovvero: tutto quello per cui vale la pena vivere</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 07:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MAN ON WIRE - Ovvero: tutto quello per cui vale la pena vivere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>New York</strong>, agosto del 1974, alcuni uomini travestiti da operai giungono su un furgone ai piedi di quella che diventerà la costruzione simbolo della civiltà occidentale del 20° secolo, ancora in via di completamento, ma già entrata nella leggenda: le <strong>Torri Gemelle</strong>.<span id="more-510"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L’atmosfera è tesa, i protagonisti, intervistati oggi, a 35 anni di distanza, la raccontano con sbalordita partecipazione, come fosse un rapina in banca.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi sono? E chi è quel tipo con qualche capello rosso in testa, ma vestito da giovane artista, che sembra l’unico ancora oggi a ricordare quel momento con tanto irresponsabile entusiasmo?</p>
<p style="text-align: justify;">Si chiama <strong>Philippe Petit</strong>, professione: funambolo. Unica missione nella vita: camminare lì dove nessuno ha mai osato prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Da lì il documentario torna indietro alle origini di tutto, della sua passione, delle performance che, già da qualche anno (le torri della cattedrale di <strong>Notre Dame</strong>, il ponte sospeso di <strong>Sydney</strong>), lo avevano reso celebre, e che avrebbero convinto i suoi amici a seguirlo per questo, estremo, atto dimostrativo, fino ad entrare nella storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, come dice il celebre scrittore <strong>Paul Auster</strong>, uno che di <strong>New York</strong> se ne intende (sue peraltro le sceneggiature di quei due inni a Brooklin che sono <strong>Smoke</strong> e <strong>Blue in the face</strong>), la ragione alla base di queste splendide performance mozzafiato, è proprio nell’atto in sé, nella bellezza e nella poesia di un uomo come noi, che dedica la vita e la mette a repentaglio per il puro gusto di farci sognare, mentre lo guardiamo camminare, giocare con i birilli, distendersi, correre avanti e indietro, su una fune sottile sospesa nel vuoto e sopra le nostre bocche spalancate e i nostri occhi increduli.</p>
<p><strong><object width='480' height='360'><param name='movie' value='http://fox.crosscast-system.com/swf/fox.swf' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='allowscriptaccess' value='always' /><param name='flashvars' value='config=http://fox.crosscast-system.com/swf/skin.ashx?v=b836ce55-f34c-488b-b727-e01e1bf701dd' /><embed type='application/x-shockwave-flash' width='480' height='360' src='http://fox.crosscast-system.com/swf/fox.swf' flashvars='config=http://fox.crosscast-system.com/swf/skin.ashx?v=b836ce55-f34c-488b-b727-e01e1bf701dd' allowscriptaccess='always' allowfullscreen='true' /></object></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una celebrazione dell’uomo e dei suoi sogni, che ogni volta prende la forma di una provocazione verso le regole, il senso comune, l’istinto di conservazione. Architettate come degli atti deliziosamente terroristici, di terrorismo artistico, espressivo, che non fanno male a nessuno e al massimo possono violare qualche regola di accesso a posti altrimenti inavvicinabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è così che in una notte qualsiasi questi giovani approntano il  set per la camminata di <strong>Notre Dame</strong>, salendo fino alla sommità dei due campanili, per tendere la corda su cui Philippe, la mattina dopo, farà la sua comparsa, mentre sotto di lui, nella chiesa, i fedeli stanno cantando le lodi del Signore che è nell’alto dei cieli.</p>
<p style="text-align: justify;">O come quando a <strong>Sydney</strong>, sospeso tra il fiume, il sole accecante e le macchine sfreccianti sul ponte nel solito tram tram quotidiano, il nostro pazzo funambolo blocca tutto per un attimo, ricordando ai passanti che la vita non è solo una corsa orizzontale da casa al lavoro e ritorno, ma che a volte è vitale fermarsi e alzare gli occhi al cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino al suo capolavoro, che celebra la nascita delle <strong>Torri Gemelle</strong>, simbolo di un’epoca, prima ancora che vengano inaugurate. Philippe ne coglie subito il valore simbolico, e però rilancia la sfida per ribadire che, prima di tutto, è l’uomo che deve rimanere al centro dei nostri occhi, che sono l’individuo e i suoi sogni a segnare la Storia, che neppure una costruzione così mirabile è destinata a rimanere e a rimpiazzare l’emozione che un singolo uomo può dare a tanti altri, camminando a 400 metri di altezza sulla metropoli impazzita, tra la foschia dell’alba e le correnti che spirano minacciose, sotto un cielo che le pur altissime Torri non potranno mai raggiungere.</p>
<p style="text-align: justify;">La tragedia dell’<strong>11 settembre </strong>è ormai avvenuta da quasi un decennio, le torri gemelle sono state spazzate via: l’impresa di <strong>Philippe Petit</strong> e dei suoi entusiasti amici col cuore in gola, è rimasta.</p>
<p style="text-align: justify;">E questo splendido documentario, vincitore di un meritatissimo <strong>Oscar </strong>nel<strong> </strong>2009, realizzato a basso budget ma con la passione, col materiale disponibile, con inventive ricostruzioni e potenti interviste, è riuscito a catturare il momento. A farci vivere l’attesa, introdurci nelle loro vite, e restituirci l’emozione di tutto ciò, per raccontarci una splendida e sofferta storia di amicizia e ambizione più forte di tutto il resto, con un tocco unico e magico. La stessa magia che ha reso tutto questo possibile e che rende ogni uomo così unico e speciale.</p>
<p style="text-align: justify;">Luca Piccirilli</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CULT OFFRE IL DVD DEL FILM AI PRIMI 5 CHE COMMENTERANNO L&#8217;ARTICOLO!</strong></p>
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		<title>Un weekend da Oscar &#8211; il Promo</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 14:10:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Un weekend da Oscar]]></category>

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		<description><![CDATA[Un weekend da Oscar - il Promo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width='480' height='360'><param name='movie' value='http://fox.crosscast-system.com/swf/fox.swf' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='allowscriptaccess' value='always' /><param name='flashvars' value='config=http://fox.crosscast-system.com/swf/skin.ashx?v=4f30b1f9-7601-458c-b830-8328b9b123f9' /><embed type='application/x-shockwave-flash' width='480' height='360' src='http://fox.crosscast-system.com/swf/fox.swf' flashvars='config=http://fox.crosscast-system.com/swf/skin.ashx?v=4f30b1f9-7601-458c-b830-8328b9b123f9' allowscriptaccess='always' allowfullscreen='true' /></object></p>
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