CASA HOWARD – RITRATTO DI UN’INGHILTERRA

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CASA HOWARD OSCAR

“Vorrei che la signora Margaret Schlegel avesse casa Howard….”. Queste parole scritte con l’aiuto di un’infermiera dalla signora Ruth Wilcox (Vanessa Redgrave) vengono lette postume da suo marito Henry (Anthony Hopkins), il biglietto poi immediatamente distrutto. Eppure Ruth Wilcox desiderò realmente che all’amica dei suoi ultimi giorni andasse quel cottage immerso nella campagna inglese a cui era così legata per nascita.

La signora Wilcox era una donna bella e molto fragile, educata in quell’Inghilterra di fine ottocento che riservava alle donne della buona società il ruolo di moglie, lasciando ai mariti l’azione ed il pensiero. Strano connubio quindi, quello con la moderna Margaret (Emma Thompson), di padre tedesco e per questo “versata per la letteratura e per l’arte”, parte di quella nuova società all’epoca considerata piuttosto trasgressiva e che nella realtà vide nascere il Bloomsbury. Insieme a Margaret anche la sorella Helen (Helena B. Carter) quasi ossessionata dalle ingiustizie sociali di cui è testimone e considerata esagerata nel suo atteggiamento fortemente ribelle nei confronti del cinismo della decenza inglese. CASA HOWARD (regia di James Ivory), tratto dal romanzo di E. M. Forster, è una lettura nitida della società inglese dell’inizio del ventesimo secolo, con la sua alta borghesia arricchita dalle innumerevoli possibilità di commercio e di industria che il Regno offriva, i matrimoni di convenienza ed i rapporti scandalosi che ricadevano come punizioni sulle donne e che le donne, se non volevano perdere tutto, perdonavano ai loro compagni. Un’Inghilterra borghese che si ostinava a guardare con distacco l’altra Inghilterra, quella del sottomondo, in cui si agitavano donne di malaffare senza alcuna speranza di riscatto ed aspiranti impiegati.

Un ritratto complesso quindi, che Ivory racconta con la sua eleganza visuale di sempre ed affidando la recitazione ad un grande cast. Tre gli Oscar che il film vinse: miglior attrice protagonista (Emma Thompson), migliore sceneggiatura non originale (Ruth Prawer Jhabvala), miglior scenografia (Luciana Arrighi e Ian Whittaker), senza considerare che era in gara anche per altri 6 premi, tra cui quello per miglior attrice non protagonista (Vanessa Redgrave), miglior film e miglior regia. Un altro grande successo quindi per Ivory, dopo “Camera con vista” e “Maurice”, che già tanto consenso avevano ottenuto, e che proseguì anche l’anno successivo con “Quel che resta del giorno” che riconferma la coppia Thompson/Hopkins ma questa volta come protagonisti esclusivi.

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