RITRATTI ALLA NATIONAL GALLERY

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Casa Howard – Arrivano gli autori

Sarà perché, fin dal 600, a teatro guardavano soprattutto Shakespeare; sarà perché hanno pensato di recintare i terreni comuni e renderli proprietà privata prima che venisse in mente a chiunque altro; sarà perché da questa trovata ne sono subito scaturite altre, tipo l’accumularsi di capitali, la nascita della borghesia e la rivoluzione industriale;  sarà per quel clima un po’ infelice che induce a restare in casa e a riflettere e perché quelle loro dimore sono tutte così pittoresche e si affacciano sempre su paesaggi incantevoli; sarà per queste e per chissà quali e quante altre ragioni, ma il fatto è che, già nella prima metà del settecento, con almeno cinquant’anni di anticipo su tutti gli altri, gli inglesi si erano inventati il romanzo moderno, ne avevano fissato i canoni e li avevano anche scardinati.

Nell’Ottocento avevano già portato il genere alle sue massime vette artistiche ed espressive e nel novecento, oltre a continuare a scrivere e a pubblicare un numero impressionante di romanzi, avevano anche cominciato a trasferire questa loro vena narrativa in produzioni cinematografiche e televisive che hanno fatto scuola nel mondo, attingendo a piene mani a quegli stessi capolavori letterari passati e presenti.

Difficili da battere gli sceneggiati in costume della televisione inglese, sia per qualità che per quantità (il giorno che la BBC volesse dare libero accesso ai propri archivi a un qualche intraprendente imprenditore della tv digitale, ci ritroveremmo con pacchetti di canali interamente dedicati a Jane Austen o a Charles Dickens e cuffiette e crinoline a tutte le ore, perfino sul cellulare).

Difficile competere con l’ironia, il senso dell’umorismo, l’occhio per i dettagli e l’orecchio per i dialoghi che, dai tempi dei maestri dell’ottocento, continuano ad assistere, come un dono del cielo, gli sceneggiatori e gli scrittori inglesi di oggi, dandoci film come “Quattro Matrimoni e un Funerale” o libri come quelli di Nick Hornby, Roald Dahl e J. K.Rowling.

Eppure, di quando in quando, qualche non-inglese ci prova a misurarsi con la tradizione britannica, talvolta con risultati sorprendenti:  basti pensare al cinese Ang Lee, chiamato a dirigere “Ragione e Sentimento”, a tutt’oggi,  forse, il più bel film che sia mai stato tratto da un romanzo di Jane Austen; o all’americano Robert Altman che, affidandosi a uno sceneggiatore e a un cast tutto inglese, ha prodotto e diretto con la consueta maestria un film come “Gosford Park”, che è una sorta di incrocio tra un classico giallo di Agatha Christie e uno dei più memorabili sceneggiati che la BBC abbia mai prodotto come “Su e Giù per le scale”.

Ma l’esempio sicuramente più famoso di “forestieri” impegnati a tradurre il grande romanzo inglese in cinema di alta classe è quello della Merchant-Ivory Productions.

Formata da un produttore indiano, Ismail Merchant, un regista americano, James Ivory e una scrittrice e sceneggiatrice di origina tedesca, Ruth Prawer Jhabvala, La Merchant Ivory Productions cominciò a farsi conoscere nel mondo con l’adattamento di romanzi come “Gli Europei” e i “Bostoniani” – non a caso scritti dal più inglese tra gli autori americani, Henry James -  ma raggiunse l’apice del successo, divenendo quasi un marchio di garanzia per il cinema in costume di qualità, con i tre film ispirati ai libri di uno dei grandi romanzieri inglesi di epoca edoardiana, Edward M. Forster.

Camera con Vista”, “Maurice” e “Casa Howard” parlano del conflitto tra emozioni, passioni e convenzioni sociali, delle rigide divisioni di classe che ancora oggi caratterizzano la società inglese, della possibilità, ancora solo immaginata all’epoca della loro composizione, di seguire i propri istinti, i propri sogni, i propri orientamenti sessuali a dispetto della buona educazione e della rispettabilità.

Il successo di questa trilogia fu sicuramente in buona parte dovuto al fascino delle ambientazioni d’epoca (Casa Howard- foto- ottenne l’oscar per le scenografie e Camera con Vista anche per i costumi) e a un cast di attori che ben presto sarebbero divenuti tra i volti più noti del cinema internazionale ( gente del calibro di Helena Bonham Carter, Hugh Grant, Emma Thompson e Daniel Day Lewis) ma, ancora una volta, fu soprattutto la qualità della scrittura, dei personaggi e delle storie di Forster, meticolosamente adattati per il cinema da Ruth Prawer (vincitrice dell’ oscar per la sceneggiatura sia per Camera con Vista che per Casa Howard) a decretarne la fortuna.

In oltre quarant’anni di attività, la Merchant Ivory ha prodotto moltissimi altri film, non tutti in costume e non tutti in Inghilterra, ma sono proprio i film “inglesi” quelli che vengono più spesso ricordati e che hanno meritato ai tre “stranieri” Ismail Merchant, James Ivory e Ruth Prawer un posto d’onore tra i ritratti della Portrait National Gallery di Londra.

Emanuela Maggini

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